La chiesa di San Carlo fu edificata nel 1615 probabilmente su un
preesistente luogo di culto medioevale dedicato a San Francesco dei
"pignatari", derivando tale denominazione dalle botteghe dei vasai
stanziati in quel sito.
Di semplici forme architettoniche è ad unica navata con cappelline
laterali.
Nell'imbotte dell'ingresso è un dipinto tardo-settecentesco raffigurante
Il banchetto del ricco Epulone (Luca, 16, 19-31). Si tratta di
una scena dipinta alla maniera settecentesca. Al centro è la ricca
tavola imbandita a cui Epulone vestito "...di porpora tutti i
giorni banchettava lautamente"; gli è accanto una figura femminile,
la prostituta. Sullo sfondo, come una grande scenografia teatrale, è un'architettura
settecentesca: statue alle balaustre aeree, ornati architettonici di
fine Settecento. A lato, poggiato alla base di una colonna, è Lazzaro, vestito di stracci,
mentre dei cani gli leccano le piaghe. Il santo ha accanto l'angelo
che regge un cartiglio.
Nel Medioevo la tradizione popolare identificò Lazzaro con il lebbroso,
giungendo nel tempo alla sua canonizzazione, così che divenne il
patrono dei lebbrosi e dei mendicanti. Il dipinto potrebbe essere
attribuito a un pittore napoletano della seconda metà del
Settecento.
La prima cappella, a destra, ha un altare in marmi policromi. Sull'altare è
una tela raffigurante La Madonna col Bambino e i Santi Agostino e
Lazzaro, databile al sec. XVIII. Nella prima cappella a sinistra, in una nicchia, è la statua lignea di San Giuseppe
con il Bambino. In cattivo stato di conservazione, conserva la
cromia originale nel mantello e nella tunica decorata da piccoli
fiori. Lo splendido modellato la qualifica come opera settecentesca
di scultura campana.
Nella quinta cappellina a destra è un dipinto che raffigura San Gennaro
e San Lazzaro. San Gennaro è inginocchiato e regge sul libro le
ampolle con il sangue. In alto è una gloria di angeli con il bastone
pastorale di San Gennaro vescovo.
L'altare maggiore in marmi policromi è decorato da due cherubini ai
capialtare. Il grado è ornato da intrecci di palme. Sull'altare è
una tela settecentesca che raffigura San Carlo Borromeo,
mentre sulle pareti laterali del presbiterio si vedono due ritratti
probabilmente raffiguranti Carlo di Borbone e Maria Amalia:
forse si tratta di una donazione reale, giustificata dalla
dedicazione della chiesa a San Carlo Borromeo e dal grande culto di
San Lazzaro, meta di pellegrinaggio da tutto il Regno. D'altra parte
è necessario considerare che le regole della Congrega di San Carlo
furono approvate da Carlo di Borbone con regio decreto del 30 maggio
1768.
Nel presbiterio e nella sacrestia è uno splendido pavimento in cotto
maiolicato datato al 1778. Il pavimento del presbiterio è ornato da
volute intrecciate a festoni di fiori e frutta. Nella sacrestia è
una cornice mistilinea con volute sormontate da una corona e rami
d'ulivo ai lati. Nel campo dello stemma tre stelle per il monte
riproducono lo stemma del regio monte di S. Carlo; in basso un
cartiglio reca l'iscrizione: REG. M.NTE DI S. CARLO 1778.
A destra, nel presbiterio, sono due porte con decorazioni fitomorfe; la
cornice è ornata da volute fogliate e piccoli gigli. I battenti sono
decorati da dipinti di paesaggi ideali di grande effetto decorativo
e di gusto ascrivibile alla seconda metà del Settecento.
Nella cripta si vede un pavimento maiolicato con stella e grappoli d'uva di
maiolicari napoletani del sec. XVIII e un altare in marmi policromi
commessi; ai capialtare sono due cherubini e due mensole a volute
che sorreggono la mensa di forma rettangolare. Il paliotto è ornato
da volute e, al centro, da una croce fitomorfa. [A.M.R.]
Testo tratto da A. M. Villucci & A. M.
Romano, Sessa Aurunca - un itinerario storico-artistico, Marina di Minturno (Lt), 1998